ARTISTICALMASS: lo sguardo dai raggi

Lo spazio, inteso in ogni sua accezione, è un tema comune a molti artisti. Esiste uno spazio naturale ed uno architettonico, uno mentale ed uno emotivo. Occupiamo lo spazio fisico e percorriamo quello geografico. Con la mente, stando comodamente seduti in poltrona o con le gambe. Oppure con la bicicletta.

Tornata prepotentemente di moda durante la pandemia, la bicicletta è un mezzo semplice e salutare che sarebbe davvero ingiusto considerare solo un sistema di locomozione. In realtà è un vero e proprio oggetto di culto amato da artisti, ciclisti e collezionisti. Soggetto principale di molte opere, strumento importante per l’ecologia, ultimamente se ne sta davvero incentivando l’uso, è anche un vero e proprio feticcio da collezionare in ogni sua componente.

E’ piuttosto lungo l’elenco degli artisti che l’anno immortalata nelle loro opere, a cominciare da Zandomeneghi e Toulouse-Lautrec, nel 1896, passando da Ramón Casas, Jean Metzinger e Lyonel Feininger nel 1912, Natalia Goncharova nel 1913, lo stesso anno della più nota Ruota di bicicletta, fortunata opera di Marcel Duchamp. E poi Umberto Boccioni, Gerardo Dottori, Mario Sironi, Fortunato Depero, Salvador Dalì, Fernand Léger, Magritte e Tinguely, ma anche George Braque e Picasso, attraversando inesorabilmente tutta l’arte del secolo scorso, nel suo passaggio dal figurativo all’astratto.

Meravigliosa la Bicicletta impacchettata di Christo e Jeanne Claude, come quelle di Bacon e Mario Schifano, di Andy Warhol e Arman; l’installazione di Maurizio Cattelan del 1997 e quella di Robert Rauschenberg del ‘98. Quella di Kiefer del 2012, Forever bycicles di Weiwei del 2013, fino a Hula hoop di Bansky, comparsa misteriosamente nella notte tra il 12 ed il 13 ottobre 2020, a Notthingham, su un muro del quartiere centrale di Lenton, in cui una ragazzina fa l’hula hoop con una ruota di bicicletta.

Presente anche in numerosi film, L’uscita dalle officine Lumière, Ladri di biciclette, Il ragazzo con la bicicletta, La bicicletta verde, solo per citarne alcuni, la bicicletta è la protagonista indiscussa di tutto un immaginario su due ruote.

Sintetizzandone la forma, si torna agli elementi fondamentali della geometria elementare: il cerchio, il triangolo, la linea retta. Figure archetipe che sono alla base di ogni altra costruzione dell’immagine, tentativi visionari di razionalizzare l’intuizione dello spazio. Perchè mentre si razionalizza e si cerca una uniformità linguistica, si tende a dare un aspetto sistematizzato alla discontinuità solo apparente della creazione, in cui la stratificazione di riflessioni e pensieri tende in realtà a condensarsi in forme semplici.

Deve aver pensato questo il barone tedesco Karl von Drais, quando, nel 1817, ha ideato la prima Laufmachine (macchina da corsa) che molti, in suo onore, chiamarono allora draisina o draisienne in francese, una bicicletta lignea tutt’altro che comoda!

Per ripensare a tutto questo e molto di più, per compiere una vera full immersion nel mondo delle dueruote saremo accompagnati da ARTISTICALMASS, un progetto articolato e partecipato che prenderà il via il 13 maggio dai locali di Up Urban Prospective Factory a Roma, in via dei Salumi 53. Grazie a una idea di Krayon e omino71 e alla curatrice Marta di Meglio, che ha messo a disposizione la sua galleria, vero e proprio spazio espositivo giovane e dinamico, in cui l’arte si fa strumento della collettività, verrà inaugurato un evento che vuole essere la prima tappa di un ideale percorso itinerante che ogni artista potrà intraprendere e promuovere in maniera autonoma, coinvolgendo nuovi ciclo-artisti da tutto il mondo, con formule e soluzioni sempre diverse.

L’idea alla base di questa esposizione è quella di coinvolgere un gruppo di venticinque artisti-ciclisti che hanno fatto della bicicletta la loro cifra stilistica o semplicemente una passione. I nomi sono giovani come le opere, specchio dei tempi che viviamo in quanto a stili, riferimenti e contaminazioni. Cancelletto, 108, 9Periodico, collettivoFX, Cobol Pongide, CROMA, Dottor Pira, Massimo Giacon, Mario Ginevro, Heman-Cool79, Hopnn, Ironmould, Krayon, Andro Malis, Debora Malis, MrDimaggio, MrFijodor, Giovanna Noia, omino71, One Man, Orghone, Andy Singer, Stella Tasca, UGOART, Nina, Vale e Meme Zabratta AKA Zab Stu.

Interessante la proposta di allestimento che vedrà, oltre ad una serie di opere realizzate su supporti tradizionali, anche fotografie e ogni sorta di oggetti legati all’universo velocipide, esposti con la stessa sacralità degli ex voto. Infine, sarà creata per l’occasione una vera e propria opera collettiva: una bici recuperata grazie alla Ciclofficina del CSOA Forte Prenestino, completamente ricoperta dagli stickers degli artisti coinvolti nel progetto, insomma un vera e propria reinterpretazione del concetto duchampiano di ready made.

Faranno da corollario all’esposizione, una serie di eventi collaterali che consentiranno agli appassionati di immergersi completamente nel mondo delle bike.

Ho sempre provato una straordinaria fascinazione per il meccanismo complesso che sottende al movimento della bicicletta. La mia mente razionale mi spinge continuamente a vagliare tutte le possibilità, ma spesso rimango basita a constatare quanto il mezzo sia, in realtà, piuttosto semplice e lo spostamento che ne deriva dipenda dal fatto che il manubrio, la forcella, le ruote, la sella, il telaio tutto sono un prolungamento degli arti umani, stilizzazioni del corpo stesso, degli arti tesi in agguato, pronti a scattare in avanti come solo un felino potrebbe fare. E invece si tratta del movimento poetico della bicicletta, del gesto lento del procedere, del tentativo, oggi più che mai necessario, di recuperare un tempo interiore, come ci spiega Claude Marthaler nel suo noto libro “Lo Zen e l’arte di andare in bicicletta”, scritto dopo aver compiuto il giro del mondo in bici, in sette anni.

L’autore ci racconta cosa significa viaggiare a pedali, ma anche semplicemente pedalare senza una destinazione, con la mente vuota, lasciandosi riempire dalle immagini e dalle sensazioni.

Ed è proprio un viaggio fuori e dentro di noi che la bicicletta ci consente di fare, guardando la grande ruota del mondo da un’altra prospettiva, permettendoci di osservare la vita e le sue storture da un angolo privilegiato, che non è solo quello di chi può fisicamente spostarsi, ma è quello di chi è in grado di viaggiare con la mente e con il cuore lungo i percorsi della libertà.

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