Federico Pacini: Santa Maria della Scala

Non sono un’esperta di fotografia e fino a pochi giorni fa non conoscevo neanche Federico Pacini. Ma poi ho avuto tra le mani il catalogo del suo ultimo lavoro, targato 2015, con le fotografie scattate a Siena, dentro Santa Maria della Scala, prima che diventasse un grande complesso museale, situato in piazza del Duomo, e ho voluto approfondire. Si tratta di un libro fotografico con istantanee di un periodo di transizione che, se da un lato celebrano una memoria storica, dall’altro evocano un’assenza che spinge a interrogarsi sul senso stesso dell’arte. federico-pacini-santa-maria-della-scala

Quello di Pacini è un lavoro che non vuole essere solo una esperienza di documentazione ed analisi radicate nella realtà locale, ma una vera e propria testimonianza che supera la dimensione del documento e si colloca in quella creativa, capace di esprimere una personale e poetica interpretazione dell’evento. Pacini sceglie attentamente l’inquadratura e realizza immagini coniugando alla sicurezza del reporter la felice intuizione dell’artista che, al di qua dell’obiettivo, è consapevole e partecipe della ripresa che sta effettuando, tanto da diventarne attore, oltre che spettatore. Gli spazi indagati sono apparentemente vuoti, privi di qualsiasi arredo consueto, abbandonati e degradati. Ma qualcosa vibra nell’ombra, fa capolino dal passato e tenta di ridare dignità al frammento storico.

paciniLa luce stessa si afferma soggetto indipendente nella situazione scenica scelta  ed abbandona il ruolo più consueto e puramente funzionale, tipico della fotografia. Le differenti angolazioni sono punti di vista relativi di cui bisogna essere consapevoli per cogliere, in ogni singolo dettaglio, quanto ancora c’è da disvelare. Così porte sfondate, finestre rotte, pareti scrostate diventano il pretesto per far apparire non solo ciò che è effimero e sfuggente, presente e provvisorio, ma per scoprire un’evidenza che non può essere spiegata con le sole leggi dell’ottica, perché si sottrae alla logica della percezione. Le fotografie di Pacini oltre a mostrarci il suo rapporto con la città in quel magnifico palinsesto dell’architettura senese che è Santa Maria della Scala, ci spingono a spostare il nostro abituale punto di vista che, anziché indugiare sugli oggetti fotografati, cerca la presenza nell’assenza, la forma nel vuoto, la rassicurante certezza nella precarietà di ciò che è mutevole e fluisce. Nell’estrema volubilità che contraddistingue gli anni che viviamo, Pacini ci invita sommessamente a fermarci per riflettere, per gustare il silenzio, apprezzare il dettaglio, pur nel perenne turbinio che ci condanna.santa-maria-della-scala-2-1000x600

http://www.federicopacini.it/new.php

2 Comments

  • Roberta 8 Gennaio 2017 Reply

    Avevo dimenticato il suo nome ma non i suoi scatti, fatti di immagini cosi’ silenziose e al tempo stesso estremamente coinvolgenti! Appena ho iniziato a leggere questo articolo, scorrendo avidamente le foto e divorando la loro accurata descrizione ed interpretazione mi sono ritrovata a sfogliare quel libro, “purtroppo ti amo”, capitatomi per caso tra le mani un paio di anni fa e che tanto mi aveva colpita per l’ accuratezza di ogni scatto, mai banale, attento a descrivere una realta’ fuori dai luoghi comuni.
    Grazie Rosanna!

    • rosannafumai 8 Gennaio 2017 Reply

      Grazie Roberta!!!?

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