CoBrA e l’Italia

Ed è proprio al Gruppo CoBrA che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio e l’Academia Belgica, dedica una grande esposizione, fino a febbraio 2011. L’iniziativa coincide con il semestre di  presidenza belga dell’Unione europea e trae spunto anche dalla vicinanza fra la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e le Accademie di Belgio, Olanda e Danimarca, che sono i tre paesi di provenienza degli artisti che avevano scelto come nome del loro gruppo l’acronimo formato dalle iniziali delle città di Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam. Stiamo parlando di Karel Appel, Asger Jorn, Corneille e Alechinsky che nel 1948 davano vita ad uno degli ultimi grandi movimenti d’avanguardia del Novecento. 4a

All’interno della galassia informale, il gruppo Cobra, nato in un caffè di Parigi ad opera di alcuni intellettuali del nord Europa, aveva come scopo evidente quello di ribellarsi all’egida incontrastata della cultura parigina, grazie ad un programma per nulla dogmatico e apertamente avverso al naturalismo borghese, al realismo socialista, all’astrazione geometrica postcubista ed al surrealismo. Dichiaravano, infatti: “Nessun rifugio nel sonno. Se ci deve essere un rifugio, esigiamo che sia nella realtà”.

Per un certo periodo la loro opera procedette con intenti abbastanza omogenei, vista la comune matrice espressionista, la provenienza nazionale e le parentele artistiche che li collegavano ai grandi maestri dell’espressionismo nordico, come Nolde, Munch, Ensor. Convinti propugnatori della totale libertà d’espressione, nelle loro figurazioni antropomorfe talvolta usarono una discreta dose di violenza gestuale che spesso coincideva col totale disprezzo della forma, cui giunsero nel tempo. Il loro apporto alla storia dell’arte moderna in Europa fu determinante, ma ancor più lo furono gli anni successivi al loro scioglimento, avvenuto nel 1951. Da quel momento, decisivo fu il ruolo assunto dalla cittadina ligure di Albisola, località balneare rinomata per la produzione della ceramica, dove già trascorreva le sue estati Lucio Fontana, nella quale si stabilì Jorn, dietro consiglio di Enrico Baj, che in quegli anni presentava a Bruxelles il suo manifesto del Movimento nucleare. La presenza di Asger Jorn ad Albisola attirò presto nella ridente cittadina altri ex componenti del gruppo Cobra: Appel e Corneille, Serge Vandercam e Maurice Wyckaert. Contemporaneamente, molti altri dell’ex gruppo cominciavano ad esporre in Italia sia in gallerie private, sia in grandi eventi come la Biennale di Venezia. cobra653

L’evento romano si snoda lungo un ricco percorso espositivo che si articola in tre sezioni. La prima si focalizza sui lavori di Jorn e compagni ad Albisola. La seconda è centrata sull’esperienza italiana di Vandercam, Wyckaert, Alechinsky, Van Lint e Doucet. L’ultima analizza il rilancio dell’esperienza di Cobra da parte di Christian Dotremont a Bruxelles, dopo il 1954.

L’allestimento della mostra, progettato da Federico Lardera, evidenzia la poetica dell’arte “libera dagli stili” che accomuna Cobra con  l’esperienza italiana del Nuclearismo al di là “del senso, del buon senso e del significato”, come scriveva P. Restany, ed il ruolo fondamentale della ceramica policroma nel superamento della tradizionale distinzione tra pittura e scultura. 78563

La mostra è nel suo insieme interessante e stimolante. Passeggiare tra le opere di Cobra fa tornare alla mente le parole dell’olandese Karel Appel, uno dei protagonisti di maggior spicco del gruppo, che ricordava cosi il periodo in cui CoBrA ebbe inizio: “La guerra era finita da poco, eravamo di nuovo liberi e sentivamo l’esigenza di trovare nuove idee nell’arte. Non era facile. Per cercare qualcosa che non avesse legami col passato bisognava tornare  bambini. E proprio questo fu lo spirito che animò CoBrA nei suoi pochi anni di vita.”

 

 

 

Lascia un commento